Giornata dell'educazione civica 9 aprile 2025

LocandinaA

Consenso informato. E’ così che si dice, vero? Il consenso è valido solo se è informato.

Ma quand’è che un consenso è informato? Forse, e sottolineo forse, è informato nell’ambito della medicina: quando rifiutiamo una cura oppure l’accettiamo, forse siamo consapevoli di quello che stiamo facendo, e quindi acconsentiamo perché abbiamo capito di cosa si tratta. Ce l’hanno spiegato: hanno enumerato una lista di finalità, rischi, benefici, effetti collaterali, tempistica, modalità, esecuzione, e noi l’abbiamo ascoltata, magari ce la siamo anche fatta ripetere, abbiamo annuito o protestato, abbiamo chiesto chiarimenti supplementari, e poi, solo poi, abbiamo firmato. Probabilmente ci sono cose che non abbiamo capito, altre ce le siamo dimenticate, altre ancora non saranno affatto come ce le hanno raccontate, ma almeno possiamo vantarci di aver detto la nostra. Quindi il consenso che abbiamo dato, forse, era informato.

Ma cosa c’è di informato quando c’è in gioco il sesso? Chi, se non un ingenuo o un pazzo, può pretendere che spostandosi dalla medicina alla sessualità il consenso possa essere informato, cancellando gli enigmi del desiderio e tutto quello che si ignora di ciò cui si sta (o meno) acconsentendo?

A cosa si consente esattamente quando si acconsente a una relazione?

Come si comporterà lui nel momento in cui avrà accesso alla mia intimità?

Ci si affida senza sapere. Senza sapere ci si rimette al desiderio altrui.

Come se si stesse firmando una cambiale in bianco.

(Michela Marzano, Sto ancora aspettando che qualcuno mi chieda scusa, Rizzoli, Milano 2023, p.147)



Mentre il mondo ha fatto progressi nella parità di genere e nell’emancipazione delle donne attraverso gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (tra cui la parità di accesso all’istruzione primaria per ragazzi e ragazze), donne e ragazze continuano a subire discriminazioni e violenze in ogni parte del mondo.

La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace. Garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, ad un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, promuove economie sostenibili e comunità pacifiche, di cui possono beneficiare le società e l’umanità intera.

Ma ci sono dinamiche relazionali di genere, dinamiche invisibili, culturalmente trasmesse, tacite e capillari, tra il maschile e il femminile, di cui ci facciamo portatori inconsapevoli in tutti i contesti, anche in quelli formativi ed educativi.

Come facciamo ad “insegnare”, ad esempio, cosa distingue una relazione sana da una relazione dannosa? Come riconoscere sessismo, violenza e discriminazione sul nascere? Come rendere visibili contratti sottintesi, aspettative e abusi spesso invisibili?

La scuola esplorerà queste tematiche durante una mattinata dedicata al Teatro Forum, mercoledì 9 aprile 2025 dalle ore 9 alle ore 11 per le classi terze, quarte e quinte, e dalle ore 11, 30 alle 13, 30 per le classi del biennio. Ci vedremo tutti e tutte, dunque, per fare questa lezione molto speciale al Teatro Aurora di Scandicci, per assistere e partecipare allo spettacolo Il Limite Ignoto della Compagnia PartecipArte di Roma, che coinvolgerà attivamente tutti gli studenti e le studentesse del Galileo Galilei.

PartecipArte è una compagnia di Teatro dell’Oppresso che promuove l’arte come strumento di partecipazione, presa di coscienza e trasformazione della realtà, mettendo in scena i disequilibri di potere e offrendo l’occasione di provare ad affrontarli collettivamente in un quadro protetto e divertente.

“Abbiamo raccolto tecniche ludico-teatrali in tutto il mondo per allenarci a sormontare le ingiustizie in modo creativo. Usiamo queste tecniche nelle scuole, carceri, università, comunità, piazze, paesi in guerra, con ONG, associazioni e istituzioni di tutto il mondo”, ci dicono Olivier Malcor e Claudia Signoretti, sul palco il 9 aprile per i due turni previsti dello spettacolo.

Olivier Malcor è un filosofo franco-olandese che lavora con il metodo del Teatro Dell’Oppresso, mettendo in scena dinamiche oppressive per creare l’opportunità di affrontarle collettivamente. Dal 2000 al 2003 ha studiato il metodo per 2 anni in America Latina, ha scritto sulla tematica del “Teatro invisibile delle relazioni umane”, lavorato a Marsiglia con il TDO sulla violenza maschile dal 2003 al 2005, ha vissuto poi fino al 2007 in molti alcuni paesi dell’ Africa dove ha potuto collaborare con varie realtà creative e politiche. 

Claudia Signoretti è una progettista impegnata da lungo tempo in progetti internazionali per i diritti delle donne. Scopre il TDO con Olivier nel 2009 e iniziano subito a lavorare insieme, prima nelle scuole di periferia sulla gestione dei conflitti, poi con gli adulti per smantellare gli stereotipi e la violenza contro le donne, in Italia e all’estero. Ha lavorato in vari paesi, in particolare in Afghanistan e India. In Italia propone laboratori e formazioni su bullismo, discriminazioni e disabilità.

Quante volte nelle relazioni ci ritroviamo a fare qualcosa che non vogliamo? Può capitare che oltrepassiamo i limiti senza neppure accorgercene? Come possiamo esprimere desideri, bisogni e limiti in modo che non sia solo facile, ma incredibilmente liberatorio? Il tuffo massivo dell’umanità nelle nuove tecnologie e nelle reti "sociali" ha offerto opportunità interessanti in questo senso o produce nuove violenze e solitudini? A che punto siamo? Come è la situazione nelle Scuole?

Lo spettacolo propone tante scene diverse per tentare di trovare risposte a queste domande, attraverso la partecipazione attiva della giovane platea, in un caleidoscopio di emozioni e situazioni, mettendo in luce le sfumature e le ambiguità che spesso caratterizzano i confini del consenso nelle relazioni interpersonali. Il pubblico può scegliere quelle su cui lavorare e allenarsi a scrivere nuovi finali, nuovi modi di stare insieme, grazie all’approccio interattivo del teatro forum. Analizzando e discutendo le situazioni presentate, di riflettere insieme in modo critico e collettivo sul rispetto, le dinamiche di potere e la violenza di genere. Con giochi e tecniche teatrali divertenti esploreremo collettivamente i piccoli dettagli rivelatori, le emozioni da sapere identificare, le strategie da mettere su per prevenire ed affrontare situazioni oppressive.

Ogni scena è una sfida giocosa a costruire una cultura del consenso, a partire dai gesti più piccoli fino a trasformare relazioni intime a scuola, nei parchi, nelle discoteche, nei luoghi di libertà condivisa che viviamo. Perché il consenso è un'arte che chiunque può e deve praticare, e per impararla servono strumenti semplici e piacevoli, utili per allenarci a comprendere qual è il ruolo che possiamo avere in queste situazioni.

Questo spettacolo offre l’occasione di allenarsi ad intervenire in situazioni concrete che potrebbero finire molto male. Tranne nel caso in cui il pubblico intervenga: per cambiare la storia, per ricostruire il puzzle del consenso… per chi s’è perso un pezzo.